Bereshìt significa solo “In principio”? (Seconda parte)

    (di Roberto Bisio) Apparentemente più tortuoso è il percorso che porta al secondo significato, “al principio del creare”, che rende l’ipotetico stato costrutto di bereshìt rispetto al verbo, da tradurre quindi con “quando Dio iniziò a creare”, forma che peraltro verrà abbracciata anche da Rashì di Troyes nell’XI secolo. Il Bereshìt Rabbàh dice chiaramente (Ber.R., I,5) che è sminuire l’opera di Dio il considerare la sua creazione come costruita sul caos. Però quando Dio iniziò a creare “la terra era un caos”. La prima azione di Dio dopo il dire fu quindi il separare, che è porre ordine nel caos, e ciò avvenne senza che Dio si servisse di nulla. Il testo cita Isaia 44,24 (Ber.R., I,3) che letteralmente può essere reso in questo modo: “Io sono distendente i cieli e sono stendente la terra, chi con me?”. Dio “solo” ha creato e continua la sua opera nella storia, e nessuno è “con Lui”, essendo la sua opera prima, a temporale, eterna e gratuita.

    Quando Dio inizia a creare pone ordine nel caos separando, secondo un atto che può essere attribuito solo a Lui, per la trascendenza che lo caratterizza, oltre che per la sua totale gratuità.

    I rabbini hanno invece pochi dubbi quando si tratta di rendere bereshìt con “nel principio”. Dio avrebbe in questo caso creato in un principio, inteso sia come strumento che come fondamento (Ber.R., I,1). Questo tipo di comprensione sarà presente nella tradizione cristiana dei primi secoli e sarà accolta anche da Agostino e da molti padri della chiesa prima di lui. Mentre però la tradizione ebraica individua questo fondamento nella Sapienza divina, e quindi nella Torah, che alcuni considerano preesistente alla tradizione stessa, considerandola lo strumento nelle mani del progettista divino, il pensiero cristiano, forte della riflessione giovannea e di quella paolina, individua in Cristo non solo colui per mezzo del quale tutto fu creato, ma anche colui in vista del quale la creazione venne attuata. Il Logos era in principio, era presso Dio e Dio era il Logos, Dio quindi crea in un fondamento che è se stesso e il proprio essere, e il proprio essere relazione.

    La tradizione ebraica è ovviamente distante da quest’ultima comprensione del mistero divino, ma fornisce un primo fondamentale contributo per giungere alla rivelazione cristiana su questo punto: oltre ad un principio storico esiste uno strumento, che è un fondamento la cui origine in qualche modo è in Dio.

    Non sono questi gli unici contributi forniti dal Bereshìt Rabbàh alla comprensione del “principio” e delle prime parole della Bibbia. Interessante ad esempio, e sicuramente degna di un’analisi più ampia, è l’idea delle sei realtà che precedettero la creazione (Ber.R., I,4), due create prima del resto (la Torah e il Trono della Gloria) e quattro preesistenti come progetto (i patriarchi, Israele, il Santuario e il nome del Messia), grande affresco simbolico sulla creazione e la storia della salvezza.

    Quale però di tutti questi significati individuati dal testo rabbinico è quello che maggiormente corrisponde a verità? Anche se alcuni, non riportati qui, risultano lontani dal nostro modo di pensare, credo che ogni contributo porti una luce per una comprensione più profonda del senso del testo biblico. Il Bereshìt Rabbàh è un concerto di voci sulla Parola. Il metodo midrashico ha in sé un’enorme capacità di proporre letture e, secondo me, un’altrettanto grande saggezza nel non dare risposte e soluzioni definitive.

    Quando Dio iniziò a creare, fu il principio della storia, cioè di qualcosa che prima non era e che ora si protende verso l’eternità. Egli creò con strumenti che gli appartenevano, che erano Lui stesso: Dio infatti é il Logos (Sapienza, Torah), che tramite l’azione dello Spirito (che aleggiava sulle acque del caos, creando i presupposti per l’ordine successivo) crea il mondo e ciò che contiene separando con la Parola, vale a dire attraverso il suo essere relazione, quindi in definitiva attraverso un atto d’amore. Il fondamento perciò è l’amore, che è Dio stesso, la cui azione creatrice, a motivo della stessa trascendenza divina, non è per noi comprensibile se non nella sua assoluta gratuità.

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