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Angoscia e diagnosi mediche

Un attento esame della parola “angoscia”, ci rivela i segreti dell’emozione più devastante 

La parola angoscia dice ormai ben poco, almeno linguisticamente. Ben più evocativa è la lingua latina e tedesca, dove angoscia si dice angustia (in tedesco angst).

Greco ed Ebraico

Angustia è un sostantivo imparentato con l’aggettivo angusto, ossia stretto. Ecco qua il senso che, secondo me, illustra meglio e plasticamente cosa sia la malattia mortale, così come la chiamava il grande filosofo danese Kierkegaard.

Così anche in Ebraico, il verbo tsarar significa essere stretti, stare stretti, oltre che legare ed essere legati. Nei vangeli, si usano due termini per descrivere le emozioni di Gesù nell’orto degli ulivi: adēmonein (Mt 26,37; Mc 14,33) e agōnìa (Lc 22,44).

Soprattutto il primo, che solitamente nei dizionari della lingua greca viene tradotto con depressione, stato di afflizione, etc.

Etimologia

Questi significati, però, non tengono conto dell’etimologia della parola e del fatto che il vangelo di Marco – quello più antico – usi proprio questo verbo.

A ben vedere, il verbo è costituito della lettera alpha cosiddetta “privativa”, ossia che annulla il termine che segue, in questo caso demos ossia casa. Perciò, adēmonein significherebbe anche non sentirsi a casa, al sicuro

Questa insicurezza, che provò anche Gesù, ha una valenza importante nella paura della malattia, poiché essa si radica nel non sentirsi a casa, al sicuro. Questa sensazione è alla base di ogni malattia e radicalizza ogni altra malattia.

Lo chock diagnostico

Una sensazione di profondo malessere interiore, pieno di buio e di morte, che sopraggiunge, per esempio, quando si è davanti ad uno specialista che lancia l’anatema: lei ha un cancro maligno! 

Cosa fa più male il cancro stesso, magari presente chissà da quanto tempo e che non ha provocato alcun disturbo, oppure l’angoscia in cui si è gettati a partire dalle parole ingiuste e crudeli dello specialista?

Cosa fare?

Come fare allora per sentirsi a casa oppure risentirsi a casa? Occorre, certamente, ritrovare i punti di riferimento che vengono a mancare improvvisamente.

Ma come fare se quei punti di riferimento sono crollati, invasi e distrutti dallo tsunami che irrompe nel campo di coscienza, quando esplode l’angoscia?

La porta stretta

Prima che ciò accada occorre attraversare un passaggio stretto, se vogliamo la famosa porta stretta di cui parla Gesù e che non ha affatto il senso moralistico o peggio ancora escatologico che molti hanno dato a queste parole.

Non si tratta dell’inferno o del paradiso dell’aldilà, ma dell’inferno e del paradiso dell’al di qua che si aprono a chi è disposto a capire cosa significa veramente la malattia e in cosa consista la salute.


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