📖 Il viaggio e il morso del pesce (Tb 6)

27 Ottobre 2025

🕊️ 1. I protagonisti e i nomi

  • Τωβίας – Tōbías → “Il Signore è buono” (tōb + YH), forma greca dell’ebraico Tobiyyah. È il giovane figlio inviato in missione dal padre.
  • Ῥαφαήλ – Rhaphaḗl → “Dio guarisce”, nome di un angelo guaritore e guida, che qui si presenta sotto il nome fittizio di Ἀζαρίας – Azarías, “colui che aiuta” (ʿAzaryāh in ebraico).
  • Σάρρα – Sárra → “Principessa”, la giovane promessa sposa che sarà liberata dal demone Asmodeo.
  • Ἀσμοδαῖος – Asmodaíos → “Colui che distrugge” (forse dall’avestico Aēšma-daēva o dall’ebraico šmd, “distruggere”).

🏞️ 2. Il viaggio verso la guarigione

«Il giovane partì insieme con l’angelo e anche il cane li seguì e s’avviò con loro. Camminarono insieme finché li sorprese la prima sera; allora si fermarono a passare la notte sul fiume Tigri. Il giovane scese nel fiume per lavarsi i piedi … » (Tb 6,1-2).

Comincia qui il viaggio iniziatico del giovane Tobia, accompagnato dall’“uomo” Azaria, che in realtà è l’arcangelo Raffaele sotto mentite spoglie. La narrazione assume un tono epico e simbolico: il cammino non è solo geografico ma spirituale, dall’oscurità familiare (la cecità del padre) alla luce della guarigione e dell’amore.

Il fiume Tigri rappresenta il confine tra la terra della prova e quella della benedizione. Secondo Robert Hanhart (Das Buch Tobit, 1983, p. 92), il fiume richiama i grandi confini dell’Esodo e del Giordano: attraversarlo è un atto di fede, un “passaggio di purificazione”.


🐟 3. Il grande pesce e il segno del pericolo

«Un grosso pesce balzò dal fiume e cercò di mordere il piede di Tobìa. L’angelo gli disse: “Afferra il pesce e non lasciarlo fuggire!”» (Tb 6,3).

La scena è sorprendente: un giovane minacciato da una forza improvvisa che emerge dalle acque — simbolo del caos e del male — e l’angelo che lo invita non a fuggire, ma a dominare la creatura. È una scena di iniziazione spirituale: il male va affrontato e trasformato.

Carey A. Moore (Tobit, AB 40A, 1996, p. 157) interpreta il pesce come immagine del male naturale e spirituale che si abbatte sul giusto: una forza distruttiva che, una volta catturata, diventa strumento di guarigione.

La tradizione rabbinica vede nel gesto di “afferrare il pesce” un segno di obbedienza alla parola divina, come Mosè che alza il bastone sul Nilo o Giona che viene inghiottito per poi essere liberato. Ma esiste anche un significato più profondo, vedi appendice.


🐠 4. Le interiora del pesce e il potere della guarigione

«Aprilo e prendi il cuore, il fegato e il fiele; ti saranno utili come rimedi» (Tb 6,).
«Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna. Il fiele invece serve per spalmarlo sugli occhi di uno affetto da albugine; si soffia su quelle macchie e gli occhi guariscono» (Tb 6,8-9).

Raffaele istruisce Tobia sui poteri terapeutici delle parti del pesce:

  • cuore e fegato → bruciati come suffumigi contro il demonio Asmodeo;
  • fiele → rimedio per la cecità del padre Tobi.

È un linguaggio simbolico e sapienziale: ciò che minaccia la vita (il pesce aggressivo) diventa fonte di guarigione.
Il male viene trasformato in bene attraverso la mediazione dell’angelo.

Daniel J. Harrington (Invitation to the Apocrypha, 1999, p. 69) evidenzia come l’autore adoperi qui un linguaggio terapeutico tipico del mondo persiano-ellenistico, ma con un senso teologico profondo: Dio si serve della materia per liberare l’uomo dal male spirituale.
Fritz Otzen (Das Buch Tobit, ZBK, 2001, p. 131) parla di una “farmacologia simbolica”: il cuore è la sede della vita, il fegato del coraggio e il fiele della vista interiore. Vedi appendice.


❤️ 5. L’annuncio del matrimonio con Sara

📖 Versetti chiave:

«Allora il ragazzo rivolse all’angelo questa domanda: «Azaria, fratello, che rimedio può esserci nel cuore, nel fegato e nel fiele del pesce?» (Tb 6,7).
«Erano entrati nella Media e già erano vicini a Ecbàtana, quando Raffaele disse al ragazzo: «Fratello Tobia!». Gli rispose: «Eccomi». Riprese: «Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele, che è tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara » (Tb 6,10-11).

Raffaele annuncia al giovane che Dio lo conduce non solo verso la guarigione, ma anche verso l’amore redento.
Sara, la donna perseguitata dal demone, sarà liberata proprio grazie a ciò che Tobia ha ricevuto dalle acque: il simbolo del male sconfitto diventa lo strumento di unione e vita nuova.

📚 Secondo Moore (p. 158), questa è la struttura teologica del libro: Dio trasforma il dolore in vocazione, la maledizione in benedizione, la cecità in visione. Il viaggio di Tobia è un cammino di iniziazione alla fede matura, sotto la guida invisibile ma costante dell’angelo.


🧩 Appendice I — Il simbolismo del pesce che morde il piede

Il termine regel (רֶגֶל) significa, in senso primario, “piede”, ma in alcuni contesti assume un valore metaforico legato alla sfera della nudità, sessualità o vulnerabilità. Questo avviene perché l’antico ebraico tendeva a evitare termini diretti per le parti intime, ricorrendo a immagini corporee più neutre. Ecco alcuni esempi:

  • Rut 3,7–8: «Allora Rut si accostò pian piano, scoprì i suoi piedi (margelotav) e si sdraiò.»
    Qui regel è usato in senso ambiguo o allusivo: non significa che Rut toccò semplicemente i piedi di Booz, ma che si collocò in una posizione di intimità, secondo un linguaggio simbolico di richiesta matrimoniale.
  • Es 4,25: «Allora Sippora prese una selce, recise il prepuzio del figlio e lo toccò ai piedi (raglāyw) di Mosè…»
    Qui la maggior parte degli esegeti (tra cui Umberto Cassuto, A Commentary on Exodus, p. 56) riconosce che “piedi” allude agli organi genitali, essendo il gesto connesso al rito della circoncisione.
  • Isaia 7,20: «Il Signore raderà… la testa e i peli dei piedi (regel).»
    Anche in questo caso, “piedi” è un eufemismo per i peli pubici (v. anche Ezechiele 16,25).

⚖️ 2. Implicazioni per Tobia 6,2

Il testo greco di Tobia 6,2 dice:

«καὶ ἰχθὺς μέγας ἀνέβη ἐκ τοῦ ποταμοῦ καὶ ἐζήτει καταπιεῖν τὸν πόδα αὐτοῦ.»
“Un grande pesce salì dal fiume e cercò di mordere il suo piede.”

Ora, pous (“piede”) in greco potrebbe tradurre l’ebraico regel, se l’autore greco (o la tradizione semitica dietro al testo) avesse conservato un doppio senso. Ciò apre una lettura più profonda — non letterale ma simbolico-antropologica:

📚 Carey A. Moore (AB 40A, p. 157) e Robert Hanhart (p. 93) segnalano che la scena del pesce che tenta di “mordere il piede” potrebbe alludere a una minaccia di natura sessuale o genealogica, ovvero alla distruzione della discendenza.

In poche parole, presso il fiume Tobia si cimenta con la propria esuberante sessualità giovanile, dominandola e indirizzandola verso il suo compimento. Ciò che il testo biblico racchiude in un versetto, può richiedere mesi, anni o interi decenni di vita, prima di capire e indirizzare l’enorme forza ed energia della libido sessuale.


🔥 Appendice II — Il significato delle interiora del pesce

Le tre parti del pesce (cuore, fegato, fiele) formano una trinità terapeutica che unisce corpo e spirito.

Parte del pesceUsoSignificato simbolico
CuoreBruciato contro il demoneSede della vita e dell’amore puro
FegatoBruciato insieme al cuoreSede del coraggio e della forza interiore
FieleApplicato sugli occhi di TobiPurificazione e guarigione spirituale (luce e verità)

Otzen (p. 133) afferma che le interiora rappresentano “le forze vitali che, se consacrate a Dio, scacciano il male e ridanno vista al cieco”.
Moore aggiunge che la pratica dei “suffumigi” richiama riti apotropaici dell’antico Oriente, ma in Tobia perde ogni aspetto magico: il potere è nel segno di fede e obbedienza.

In altre parole, il pesce non è magico, ma sacramentale: diventa simbolo di ciò che Dio trasforma per liberare l’uomo.


📘 Bibliografia essenziale

  • Carey A. Moore, Tobit: A New Translation with Introduction and Commentary (Anchor Bible 40A), New York: Doubleday, 1996, pp. 155–160.
  • Robert Hanhart, Das Buch Tobit, Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1983, pp. 90–96.
  • Daniel J. Harrington, Invitation to the Apocrypha, Grand Rapids: Eerdmans, 1999, pp. 68–70.
  • Fritz Otzen, Das Buch Tobit (Zürcher Bibelkommentar), Zürich: Theologischer Verlag, 2001, pp. 130–134.
  • John J. Collins, Introduction to the Hebrew Bible, Minneapolis: Fortress Press, 2018, p. 528.
Simone Venturini

Simone Venturini

Simone Venturini, nato a Fano, Biblista e Professore di Ebraico e Studi biblici è da sempre in prima linea nel settore della divulgazione e della formazione. Vive a Roma insieme alla sua famiglia ed ha ricoperto ruoli importanti nelle più prestigiose università e istituzioni pontificie di Roma. La sua mission è quella di dare alla gente gli strumenti indispensabili per approfondire la Bibbia e capire il senso della vita e della storia.

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