Il nome di Dio: singolare o plurale?

Scritto da Simone Venturini

28 Dicembre 2020

Il nome di Dio, in Ebraico, è al plurale: ‘elohim (in Ebr. אֱלוֹהִים) che viene tradotto – sulla base della Settanta (la traduzione della Bibbia in Greco) al singolare “Dio”. Tuttavia vi sono casi dove invece è da tradurre veramente al plurale.

Il primo caso

Il primo caso

Eppure lo hai fatto poco meno degli ELOHIM; di gloria e di onore lo hai coronato.

Salmo 8,6

Chi sono questi elohim? Dio? Non è possibile per la mentalità ebraica. Esseri intermedi tra Dio e l’uomo? Probabilmente sì.

La conferma, ci viene dalla LXX – la traduzione greca dell’Antico Testamento – che traduce inequivocabilmente anghelous, ossia “angeli” (così come la versione siriaca dell’AT, la Vulgata e le traduzioni aranciate dell’AT, ossia i targumim).  

La traduzione greca dei Salmi risale al III o II sec. a.C. e in questo caso è l’interpretazione più autorevole del termine ELOHIM.

Esseri umani?

Il contesto non suggerisce un riferimento ad esseri umani. Si parla, infatti, inequivocabilmente della creazione.

Tra l’altro, la seconda parte del versetto “di gloria ed onore lo hai coronato” potrebbe essere il secondo membro del parallelismo sinonimico e perciò sarebbe la spiegazione di ciò che significa “eppure l’hai fatto poco meno degli ELOHIM (ossia gli angeli)”.

Il caso più celebre

Eccoci giunti al caso più celebre:

ELOHIM disse: Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra. ELOHIM creò l’uomo a sua immagine; a immagine di ELOHIM lo creò; maschio e femmina li creò.

Gen 1,26-27

Prima di esaminare il testo in questione, occorre chiedersi: chi era ELOHIM per gli autori di questo testo?

L’espressione più antica

Secondo le teorie più recenti, il primo capitolo della Genesi – ossia la prima versione della creazione – fu scritta dalla classe sacerdotale rientrata in Giudea.

Siamo nel VI-V secolo d.C. Il pensiero di questa classe, che diventerà sempre più importante e influente nella società giudaica, è ben descritto nei libri più recenti dell’Antico Testamento, come per esempio le Cronache.

Qui troviamo che YHWH è ormai il Dio d’Israele (cfr. 1 Cronache 13), chiamato anche semplicemente ELOHIM.

Una possibile soluzione

Perciò, l’autore della Genesi, di gusti abbastanza simili a quelli delle Cronache, usava ELOHIM per parlare del Dio d’Israele la cui espressione più compiuta la troviamo nei testi più antichi:

Il Signore (YHWH) degli eserciti (Tsebaot) è il Dio (ELOHIM) di Israele.

2 Sam 7,26-27

Potremmo dire che ELOHIM è una sorta di abbreviazione del nome più antico che per l’autore sacerdotale di Gen 1 equivale a dire YHWH che, nel VI-VI sec. a.C., era ormai l’unico Dio d’Israele.

Veniamo ora al plurale di Genesi 1,26 e mettiamo il testo in uno schema:

v.26 ELOHIM ( = elohim JHWH tsebaot = Dio, il Signore delle schiere) disse: 

Facciamo l’uomonostra immagine e a nostra somiglianza […]
                 v.27 ELOHIM creò l’uomo a sua immagine;
                               a immagine di ELOHIM lo creò;
                                   maschio e femmina li creò.

Se ELOHIM è un’abbreviazione del nome più antico – Signore, Dio delle schiere – allora il plurale è perfettamente legittimo.

Il Dio delle schiere

Dio, dunque, quando pone in essere la creatura più importante, ossia l’uomo, parla al plurale. Perché? Perché egli è il Dio delle schiere, ossia degli angeli, od esseri celesti o qualsivoglia nome date ad essi. 

Tra l’altro, comunque, il problema del plurale cade completamente, quando Dio crea concretamente l’uomo. Allora – al v. 27 – si usa esclusivamente il singolare di BARA (= creò), così come il pronome singolare attaccato a immagine ( = sua immagine).

Simone Venturini

Simone Venturini

Biblista

Simone Venturini, nato a Fano, Biblista e Professore di Ebraico e Studi biblici è da sempre in prima linea nel settore della divulgazione e della formazione. Vive a Roma insieme alla sua famiglia ed ha ricoperto ruoli importanti nelle più prestigiose università e istituzioni pontificie di Roma. La sua mission è quella di dare alla gente gli strumenti indispensabili per approfondire la Bibbia e capire il senso della vita e della storia.

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