Il censimento d’Israele nel libro dei Numeri

14 Febbraio 2024

All’inizio del libro dei Numeri Mosè fa il primo censimento degli Ebrei usciti dall’Egitto:

Il Signore parlò a Mosè, nel deserto del Sinai, nella tenda del convegno, il primo giorno del secondo mese, il secondo anno dell’uscita dal paese d’Egitto, e disse:

«Fate il censimento di tutta la comunità degli Israeliti, secondo le loro famiglie, secondo il casato dei loro padri, contando i nomi di tutti i maschi, testa per testa, dall’età di venti anni in su, quanti in Israele possono andare in guerra; tu e Aronne ne farete il censimento, schiera per schiera … »

(Numeri 1,1-3)

Israele si trova ancora nel luogo dove undici mesi prima si era accampato per ricevere le leggi (cfr. Es 19,1).

Dove si trova il Sinai?

C’è un perenne dibattito intorno alla questione dell’identificazione del Sinai. Alcuni pensano alla cima del Gebel Musa – ossia Monte di Mosè – ma tale identificazione è di natura simbolica più che reale.

Il Sinai resta la montagna in cui l’uomo – Mosè – incontra Dio. Il deserto – in Ebr. midbar (מִדְבָּר) – è un’indicazione ancora più generica.

Le date riferite nel brano

L’incontro tra Dio e Mosè avviene nella tenda del convegno – in Ebr. be’ohel mo’ed (בְּאֹ֣הֶל מֹועֵ֑ד) – ossia il modello di quello che poi sarà il Tempio di Gerusalemme (1 Re 6).

L’autore di questo brano ha proiettato al tempo imprecisabile – ma archetipico e glorioso – dell’esodo l’origine di una istituzione che era stata da poco ricostruita, al ritorno dell’esilio babilonese.

La cronologia qui usata ha come punto di riferimento fondamentale l’uscita dall’Egitto (vedi Es 12,2; 16,1; 19,1).

Sono date che appartengono al calendario cultuale sacerdotale dell’epoca (VI-V sec. a.C.). È praticamente impossibile ricostruire, dagli elementi cronologici disseminati qua  e là, ricostruire il sistema di calcolo del tempo usato dal sacerdotale.

Il censimento

Seu et-rosh (שְׂא֗וּ אֶת־רֹאשׁ֙) così inizia il secondo versetto, alla lettera: sollevate le teste di tutta l’assemblea d’Israele … nel senso di “contare” le teste.

Il censimento era una pratica diffusa nell’Antico Vicino Oriente, per verificare la consistenza del regno di un certo re.

Il fine dei censimenti era di solito vedere chi tra il popolo fosse atto alle armi, ossia ne avesse l’età prescritta. Nel libro dei Numeri è Dio che fa il censimento e, perciò, egli è il Re d’Israele.

Ciò, nuovamente, rivela gli interessi e l’orizzonte teologico dell’autore, per il quale il sovrano vero di Israele – dopo il fallimento della monarchia – è solo Dio e i suoi rappresentanti sono i sacerdoti e la Legge.

L’assemblea di Israele

L’orizzonte sacrale e liturgico è evidente anche nella scelta del nome dell’aggregazione che il popolo d’Israele rappresenta: edah (כָּל־עֲדַ֣ת בְּנֵֽי־יִשְׂרָאֵ֔ל kol-‘edat bene-israel “tutta l’assemblea dei figli d’Israele”) ossia “comunità, assemblea”.

Accanto all’altro è più teologico termine ebraico qahal, esso rivela l’intenzione dell’autore di presentare Israele come una schiera non più militare, bensì cultuale e ben ordinata che è in marcia verso la terra promessa.

A conferma di questa comprensione cultuale e sacrale di Israele nel deserto secondo il libro dei Numeri, la LXX traduce edah con synagoghé (συναγωγῆς) e qahal con ekklesia.

Il linguaggio stereotipato e classico del sacerdotale è molto chiaro anche nella suddivisione sociale d’Israele che sta per essere censito:

la tribù, la famiglia (il clan) e il casato. Queste denominazioni rappresentavano la sudivisione sociale classica della società israelitica.  Al versetto 3 si parla anche del capo del casato, una sorta di rappresentante riconosciuto di ciascuna tribù.

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