🕊️ 1. I protagonisti e i loro nomi
- Τωβίας – Tōbías → dal nome ebraico Tobiyyah, “Il Signore è buono”. È il giovane figlio di Tobi, modello di obbedienza e fede filiale.
- Ῥαφαήλ – Rhaphaḗl → “Dio guarisce” (dalla radice rāphā, “curare”). È l’angelo inviato da Dio per guarire Tobi e liberare Sara dal demone.
- Γαβαήλ – Gabaḗl → forma greca di Gavriʾēl o Gavʿēl, “Dio è la mia forza”. È il parente presso il quale Tobi aveva depositato dieci talenti d’argento.
- Ραγουήλ – Ragouḗl → “L’amico di Dio” (Reʿuʾēl in ebraico), padre di Sara.
- Σάρρα – Sárra → “Principessa”, moglie di Tobia, liberata dal demonio Asmodeo.
🚶 2. Il compito di Tobia: fedeltà e responsabilità
«Allora Tobia chiamò Raffaele e gli disse: “Fratello Azaria, prendi con te quattro servi e due cammelli e mettiti in viaggio per Rage”» (Tb 9,1-2).
Dopo le nozze con Sara e i quattordici giorni di festa stabiliti da Raguele, Tobia non dimentica il compito affidatogli dal padre: recuperare il denaro depositato presso Gabael.
Il giovane mostra una virtù rara: anche in un momento di gioia e prosperità, rimane fedele alla parola data al padre, figura di una giustizia che non si lascia corrompere dalle circostanze.
Carey A. Moore (Tobit, AB 40A, 1996, p. 171) nota che Tobia “incarna l’ideale della pietà familiare e dell’obbedienza all’autorità paterna, che nell’ebraismo post-esilico è proiezione della fedeltà d’Israele a Dio”.
💰 3. La missione di Raffaele e la restituzione del denaro
«Partì dunque Raffaele per Rage di Media con quattro servi e due cammelli. Alloggiarono da Gabael. Raffaele gli presentò il documento e insieme lo informò che Tobia, figlio di Tobi, aveva preso moglie» (Tb 9,5).
Raffaele — sotto le sembianze di Azaria — agisce come angelo della provvidenza: non solo recupera il denaro, ma riunisce le due linee narrative del libro (la guarigione di Tobi e il matrimonio di Tobia).
Il denaro è custodito “ancora con i sigilli”, segno di fedeltà e giustizia reciproca: entrambi hanno mantenuto l’impegno.
Secondo Robert Hanhart (Das Buch Tobit, Göttingen, 1983, p. 108), questo dettaglio dimostra la preoccupazione dell’autore per la rettitudine economica, tema caro al giudaismo sapienziale: chi è fedele nel denaro, è fedele anche nella fede.
🤝 4. L’incontro tra Gabael e Tobia: riconoscere la benedizione
«Gabael andò subito a prendere i sacchetti, ancora con i loro sigilli e li contò in sua presenza; poi li caricarono sui cammelli. Giunti da Raguele, trovarono Tobia adagiato a tavola. Egli saltò in piedi a salutarlo e Gabael pianse e lo benedisse» (Tb 9,5-6).
La scena è piena di calore umano: Gabael, commosso, riconosce in Tobia la bontà ereditata dal padre Tobi.
Le lacrime di Gabael sono lacrime di riconciliazione, come quelle di Giuseppe in Genesi 45, o come quelle di Tobi e Anna quando rivedranno il figlio (Tb 11).
Daniel J. Harrington (Invitation to the Apocrypha, 1999, p. 70) interpreta questo momento come “il compimento di una catena di fedeltà”: Dio premia chi agisce con integrità.
La restituzione del denaro, avvenuta senza inganno, è simbolo della restaurazione della giustizia e della comunione familiare.
🕎 5. Il valore spirituale del denaro restituito
Non si tratta solo di una questione economica. In tutto il libro di Tobia, il denaro è un segno di fiducia e di fedeltà tra fratelli:
- Tobi l’aveva depositato “per il futuro” (Tb 1,14),
- Tobia lo recupera con scrupolo,
- Gabael lo restituisce con gioia.
«Figlio ottimo di un uomo ottimo, giusto e largo di elemosine, conceda il Signore la benedizione del cielo a te, a tua moglie, al padre e alla madre di tua moglie» (Tb 9,6).
In queste parole, Gabael riconosce il legame tra bontà, elemosina e benedizione divina.
La restituzione del denaro è la riconsegna della grazia, non del possesso.
Fritz Otzen (Das Buch Tobit, ZBK, 2001, p. 141) scrive che “l’economia del libro di Tobia non è quella del guadagno, ma della reciprocità divina: chi dà con giustizia, riceve in benedizione”.
📚 Bibliografia essenziale
- Carey A. Moore, Tobit: A New Translation with Introduction and Commentary (Anchor Bible 40A), New York: Doubleday, 1996, pp. 170–172.
- Robert Hanhart, Das Buch Tobit, Göttingen: Vandenhoeck & Ruprecht, 1983, pp. 107–109.
- Daniel J. Harrington, Invitation to the Apocrypha, Grand Rapids: Eerdmans, 1999, p. 70.
- Fritz Otzen, Das Buch Tobit (Zürcher Bibelkommentar), Zürich: Theologischer Verlag, 2001, pp. 140–142.
- John J. Collins, Introduction to the Hebrew Bible, Minneapolis: Fortress Press, 2018, p. 530.











