Avendo concluso la prima parte del nostro viaggio alla scoperta del modo in cui si è formato il Pentateuco – la Torah – iniziamo ora la seconda tappa, ossia il modo in cui si sono formati i libri storici propriamente detti: Giosuè, Giudici, 1 e 2 Samuele, 1 e 2 Re (lasciando fuori per ora gli altri appartenenti alla stessa categoria ed elencati nel canone della Bibbia cattolica).
Prima del XII secolo gli autori riconoscevano generalmente che il Pentateuco fosse stato scritto da Mosè, mentre per i “Profeti anteriori” – ossia la prima parte della seconda grande sezione della Bibbia ebraica – si pensava originassero dai personaggi principali di cui questi libri trattano: Giosuè, Samuele, etc.
Tutto scricchiola nel periodo dell’illuminismo
Durante l’Illuminismo – nel XVIII secolo – il generale clima di scetticismo nei confronti del “soprannaturale”, si estese anche al giudizio sulla dubbia moralità di certi episodi dei libri storici. Così alla fine del secolo, la visione dei profeti anteriori tipica della tradizione ebraica e cristiana iniziò a scricchiolare
All’inizio del XIX secolo, M. de Wette, identificò col libro del Deuteronomio, il “rotolo della legge” che, secondo 1 Re 22, il Re Giosia trovò sotto il Tempio. Si pensava che questo rotolo contenesse un testo simile agli attuali capitoli 12-26 del Deuteronomio.
Secondo questo autore, il Deuteronomio legittimava la riforma religiosa di Giosia. In tal modo, i libri da Genesi a Numeri furono isolati dal Deuteronomio e formavano il cosiddetto “Tetrateuco” – ossia “quattro” parti – mentre il Deuteronomio era una sorta di rifacimento “mitico” dei precedenti libri.
Sostenendo poi una redazione tardiva per il libro di Giosuè, de Wette fu il primo a parlare di una redazione deuteronomistica, non solo di Giosuè, ma dell’intero corpo dei libri storici. Il nome di questa redazione era dovuto al fatto che essa si ispirava ai temi del Deuteronomio, soprattutto nella sua parte centrale, ossia i capitoli 12-26.
Libri storici diversi dal Pentateuco
Heinrich Ewald iniziò a suddividere la suddetta redazione deuteronomistica in due fasi: i deuteronomisti all’opera nei libri da Giudici a Re. I libri, invece, da Genesi a Giosuè furono chiamati “grande libro delle origini”.
I due redattori deuteronomistici avrebbero operato prima dell’esilio e dopo l’esilio in Babilonia. Dopo l’esilio, i redattori avrebbero posto mano alla loro opera poco dopo la riabilitazione di Ioiachin alla corte dei re di Babibliona (ca. 560 a.C.; cfr. 2 Re 25).
Successivamente, le teorie di Julius Wellhausen, imposero un brusco arresto alla ricerca sui libri storici, considerati semplicemente diversi dal Pentateuco.
La “storia deuteronomistica”
Bisognerà aspettare fin alla seconda guerra mondiale, perché la teoria della storiografia deuteronomistica ripartisse, principalmente ad opera di Martin Noth.
Se prima di lui, molti studiosi ritenevano che le fonti del Pentateuco continuassero nel libro di Giosuè, costituendo così un’opera dal nome di Esateuco, nel 1943, Noth dimostrò invece l’esistenza di tre grandi tradizioni storiografiche dell’Antico Testamento: il Pentateuco, la storiografia deuteronomistica e la storiografia del cronista.
La sua opera si svolse nel clima delle ricerche definite come trasmissione delle tradizioni, interessate non più alla questione delle fonti, ma al modo in cui da piccola unità letterarie si siano pian piano formate unità più grandi.
Egli partì dagli studi di Albrecht Alt, secondo il quale, nel libro di Giosuè c’erano unità tradizionali anteriori al periodo monarchico – Giosuè 3-9; 13-19; 15 – e perciò non facenti parte del documento sacerdotale del Pentateuco.
La nuova tesi
Così Noth, nel suo commentario del 1938, propose che Giosuè non fosse il prolungamento del Pentateuco, bensì facesse parte di una storia a parte: l’opera deuteronomistica (= Dtr).
Riprendendo le conclusioni di Ewald, egli sosteneva che i libri da Deuteronomio a 2 Re costituissero un’opera storica composta dopo l’ultimo episodio citato nel 2 libro dei Re al cap. 25: la liberazione del re Ioiachim a Babilonia, ossia dopo il 560 a.C.
Il Deuteronomista sarebbe un vero e proprio autore che, dopo la distruzione di Gerusalemme e del tempio nel 587 a.C., non se ne andò in esilio, bensì ritirò in Samaria e compose una storia del suo popolo, raccogliendo tradizioni diverse intorno ad un preciso piano dell’opera. Il suo scopo era di spiegare il motivo per cui la nazione giudaica fu distrutta.
La specificità del Deuteronomio
Per Martin Noth il Pentateuco non esisteva più. C’erano solo i libri da Genesi a Numeri, seguiti da Deuteronomio che però dava inizio all’opera Dtr.
Noth suddivise la storia d’Israele in diversi periodi, sulla base di grandi discorsi in momenti cruciali ed alcune sintesi storiche:
- il periodo della conquista di Canaan (discorsi in Gs 1,1-9; 21,1-6; 23,1-16)
- il periodo dei giudici ed inizi della monarchia (sommario di Gdc 2,1-3,6; discorso di 1 Sam 12)
- il primo periodo della monarchia (fino al grande discorso di Salomone in 1 Re 8,14 ss.)
- la storia dei regni divisi fino alla caduta di Samaria (riflessione in 2 Re 17,7-23)
La teoria di Martin Noth verrà profondamente rielaborata nei decenni seguenti.
* Thomas Römer, Dal Deuteronomio ai libri dei Re, Claudiana 2007.











